Informazioni personali

La mia foto
Ufficialmente sono un'impiegata commerciale e tento di vendere qualcosa all'estero in un orario part-time che di part-time ha solo il nome. Nell'altra parte del "time", quella immaginaria, sono una casalinga disperata. Vivo da sei anni nella Gcasa con un megalomane egocentrico spesso in preda a deliri di onnipotenza che qui chiamo amorevolemente Ego e recentemente pare sia diventato mio marito, una Ggatta convinta di essere la padrona di casa e un Ggatto suo sottoposto. Sono sociofobica, germofobica e un altro paio di cose che finiscono con "obica". Sono silenziosa, amo le parole ma uso scriverle piuttosto che buttarle al vento. Dico sempre esattamente quello che penso ma solo se interpellata - quando apro bocca o ho fame o sono incazzata. Maniaca dell'ordine, del pulito e in generale della perfezione ma non a casa mia. Sono una tormentata, per motivi non ancora chiari, ma non ho tempo per disperarmene perchè ho da correre alla ricerca della perfezione di cui sopra. Per i pregi purtroppo non c'è più spazio. Ballerina mancata, nella prossima vita vorrei fare l'ereditiera depressa, scrittrice nel tempo libero. Sogni nel cassetto: pubblicare un libro e girare il mondo.

lunedì 4 febbraio 2013

Nel settore in cui lavora Ego

questi sono mesi di campagna vendite piena nei queli lui vive in ufficio o dai vari clienti e torna a casa a dormire e lamentarsi di quanto è stanco - non mangia, che è solo uno spreco di tempo.
Quindi ieri, nonostante fosse domenica, lui è andato in ufficio e io ne ho approfittato per fare un lavoro che mi tormentava da mesi o forse anni: mettere apposto tutte le nostro foto nel Gcomputer. cartelle e cartelle con nomi che variavano da "da sistemare" a "da guardare" a "londra parte 1" a "vacanze 2012" sparse nel desktop, un desktop con una foto vecchia come me zeppo di file e copie di file inutili. Il pc di casa per noi fa parte dell'arredamento, avendo a disposizioni fin troppi altri dispositivi importati in Gcasa da Ego capaci di fare le stesse cose - per un totale di due i-phone, un i-pad, un mac e il povero Gcomputer ufficiale che viene bellamente ignorato se non dal KiwiPeloso che lo libera dalla polvere (ogni tanto). Così ho passato circa sei ore sul divano in tutte le posizioni anatomicamente possibili a sistemare, rinominare, tagliare, incollare e smadonnare con l'ottimo risultato di un pc che sembra finalmente un pc. Ora devo ancora collocare le foto ricavate dagli i-phone e dalle varie chiavette sparse in giro, fare una copia di tutto su un hard-disk che maicicolpisceunfulminenonsiamai e via, anche questa è fatta. Io adoro le foto, fanno parte dei miei beni più preziosi, soffrivo profondamente a saperle lì senza un ordine razionale e in balia di qualsiasi disgrazia.mi piace riguardarle a distanza di tempo, sprofondare in sensazioni ormai passate, ricordarmi dettagli svaniti. una casa senza foto per me è una casa nuda. Questa cosa del digitale mi ha sempre messo un ansia spaventosa addosso. una volta si stampavano i rullini, si faceva un bell'album e si aggiungeva agli altri a prender polvere. ora trovo la stessa foto sul pc di casa, su quello dell'ufficio, sul telefono, su un paio di social network, su tutte le tre memorycard della fotocamera e alla fine tanto ce l'ho qui, tanto ce l'ho lì, va a finire che la cancello da tutte le parti e la perdo. (come ho fatto con metà delle foto di Londra, convinta di aver fatto copia e invece avevo fatto taglia. che parta l'insulto libero.) viviamo in un mondo dove il copia incolla vuole farci credere di semplificarci la vita ma in realtà ce la complica aggiungendo ai nostri giorni milioni di possibili opzioni di cui non abbiamo bisogno. in realtà questo mio copioso lavoro è solo la fase embrionale di quello che è il mio obbiettivo reale: aggiornare/sostituire foto esposte nella Gcasa. Quando tre anni fa le abbiamo messe non avevamo ancora fatto parecchi viaggi e sopratutto ci sembravano ancora belle varie foto che ci ritraggono in discoteca ubriachi e sorridenti. parlo al plurale ma aovviamente Ego se ne infischia, per lui nuove foto in casa significa nuove martellate nel muro e/o nuovi giri all'ikea a comprare cornici da un euro e preferirebbe di gran lunga darselo sui maroni quel martello.
Così oggi sono tutta trotterellante, perchè sono finalmente riuscita a fare una cosa a cui pensavo da tantissimo tempo. Io sono fatta così, mi fisso che il cassetto delle posate va assolutamente svuotato, ripoluto, e ririempito, e anche se non lo sa nessuno e mi rendo conto che sta tutto nella mia testa, io davvero non mi sento felice finchè non lo faccio. Ecco, riflettevo sul fatto che l'unica cosa che continuo a voler fare e non faccio è tutto ciò che riguarda questo mio spazio. ho già fatto una passo avanti scrivendo, ovvero me ne frego di quel che ho da fare, fermo tutto e scrivo. ma sono mesi che apro questo blog e mi fa schifo eppure non mi ci metto lì a metterlo apposto, tutti i giorni mi ripeto che voglio passare dai blogamici a trovarli, a commentarli, a recuperare il tempo perso, che voglio aprire la marea di blog annatotati come "interessanti" di cui ho letto solo il titolo e poche righe e chissà che non si trovino nuovi meravigliosi mondi da esplorare e amici da scoprire... eppure niente, non lo faccio. 
il tempo lo si crea, ormai lo so. devo inventarmi qualcosa.
nel frattempo per chi ancora (mal)capita in questi lidi, voglio lanciare un sondaggio... ma il nome di questo blog piace a qualcuno? no perchè lì per lì io l'ho trovato rappresentativo e mi piaceva ma ora non lo so... ci vedo un che di insipido. pensavo di passare a qualcosa di poco originale tipo... tra la scrivania dell'ufficio, il ferro da stiro, un tacco dodici e cibo light... magari anche impegnandomi un po di più. si accettano critiche e insulti come non ci fosse un domani.

venerdì 1 febbraio 2013

A quanto pare

questo sarà anche l'anno dei cambiamenti al livello estetico. Non ho finalmente deciso di incrementare la mia prima e mezza, no. Ho deciso di tornà bambina, ovvero di rimettere l'apparecchio ai denti. Da qualche anno a questa parte ho iniziato a notare che i miei denti dritti, frutto di anni di rotture di coglioni con l'apparacchio e la s pizzicata e di parecchi sacrifici economici dei miei genitori, iniziavano a muoversi assumendo posizioni inopportune. così l'anno scorso mi sono decisa ad andare ad incazzarmi con il dentista il quale mi ha gentilmente detto che i denti di tutti si muovono, sempre, per tutta la vita, quali più e quali meno. i miei ovviamente sono tra i più... niente di sconvolgente, per evitarlo avrei dovuto portare per sempre la contenzione notturna che mi avevano dato a 15 anni dopo avermi finalmente liberato il palato (che io avevo buttato dal finestrino nel viaggio verso casa). e quindi, dopo essere svenuta davanti al preventivo, mi sono decisa a farmi mettere uno di questi fighissimi così trasparenti innovativi che in un anno dovrebbero ridarmi un sorriso dignitoso - ovviamente me lo regalano i miei, sennò con il mio budget a disposizione potevano pure crescermi i canini da vampiro che c'era ben poco da fare. Due venerdì fa mi hanno preso le impronte da mandare in America (mi sono sentita davvero moderna!) e dopo un mese sarebbe dovuto arrivare il video  che mostra come diventeranno i denti, un lenitivo per le lacrime che si verseranno firmando l'assegno... peccato che l'ups col calco dei miei denti (me lo immagino che se la ride in aereo) non è ancora partito perchè l'incintissima odontoiatria è stata chiara: non mando avanti la cosa se non ti fai una detartrasi, non andiamo a mettere un applicativo su dei batteri. neanche avessi i denti marroni. ovvio che fumando il mio pacchetino di sigarette al giorno e bevendo i miei cinque o sei caffè... Il fatto è questo: ormai tre anni fa, in occasione del matrimonio di miacuginadeficente, ho avuto la pessima idea di fare una pulizia dei denti, così, tanto per avere la scintillina della D'Urso nelle foto del matrimonio. forse ho scelto il dentista sbagliato, fattostà che è stata un esperienza traumatica, tre ore di pianti, urla da film horror, quattro anestesie inutili e ottanta euri. un dolore pazzesco, questo è il mio ricordo. a qualcuno farà ridere, è solo una pulizia dei denti, ma io ho davvero sofferto le pene dell'inferno. Non che le mie esperienze con i dentisti in passato fossero state più felici... essendo mio padre un maniaco del dentesano quando ero bambina, i dentisti si sono arricchiti con me. sembrava che io avessi una carie dietro l'altra e per qualche lungo anno tutti i cazzo di mercoledì pomeriggio alle tre e mezza mi hanno trapanato e otturato un dente a caso, non senza prima avermi bucato una gengiva per farmi l'anestesia, unica condizione con cui aprivo la bocca. arrivata all'età della ragione ho mandato a fare in culo mio padre e ho fatto il mio giuramento di cacio: mai più un dentista vedrà la mia bocca. giuramento rimangiato quando ho scoperto l'esistenza del rossetto rosso. ma questo è il motivo per cui non avevo idea di cosa fosse una detartrasi e a venticinque anni suonati ho deciso di farla con l'entusiasmo di chi va a funghi nel bosco e ho letteralmente preso una sprangata sui denti. Ora, potevo scegliere tra tenermi la bocca storta e sottopormi di nuovo alla tortura cinese - che poi è come i tatuaggi o i parti secondo me, ricordo di avere sofferto ma non ricordo proprio bene il dolore tanto non rifarlo - e il biglietto giallo con su l'orario dell'appuntaento di oggi ufficializza la mia decisione. ... tra circa tre ore sarò su quella poltrona a pentirmi amarente di aver pensato chi bella vuole apparire, un po deve soffrire. Ci sarà da ridere. due anni fa per un prelievo di sangue mia madre mi ha dovuto esercitare forza fisica mentre io urlavo e piangevo e la tipa mi ficcava l'ago nel braccio, io soffro anche ad andare dalla pettinatrice se ne becco una non delicata che mi tira i nodi nei capelli. penso che renda l'idea sulla mia soglia del dolore. Ho una paura come se dovessi andare al patibolo e fino a quando non sarò lì non sono certa di non chiamare per disdire da un momento all'altro. Posso solo sperare di avere trovato un cane di dentista in passato, ma ne dubito. Se soppravviverò alla cosa poi il traguardo sarà vicino, tra massimo un anno avrò di nuovo i denti dritti e perfetti e non potrò più usare questa scusa per giustificare il mio non sorridere al prossimo. Anche il percorso ovviamente, non sarà una passeggiata dato che ho scoperto - solo dopo essermi decisa - che la pratica di raddrizzamento potrebbe richiedere anche degli streap dentali o dentinali ovvero che debbano limare tra due denti per creare spazio... ma è meglio che mi preoccupi di una cosa per volta.

Oltre all'operazione sorrisoperfetto potrà esserci un'altra novità per il mio viso meravigliso (?). La dentista di miacuginadeficente che è anche un chirurgo estetico, nonfacciamocidomande, dice di fare una sorta di peeling al viso con acido ianuronico e chissà cos'altro... che va a riempire i pori e tante altre belle magie, con il risultato di una pelle completamente nuova priva di cicatrici e quant'altro. Io mi ero informata qualche anno fa per fare l'intervento a laser in una vera clinica di chirurgia estetica a Milano e costava parecchi milaeuri, poi mi sono comprata un bel fondotinta e non c'ho pensato più. Noi di famiglia ad un certa età esplodiamo in un acne nongiovanile, che persiste... nel mio caso sono stata fortunata perchè ad oggi ne ho solo più i segni, miacugnadeficente che ha dieci anni più di me invece ha ancora un viso da primo menarca così come mio ziofacciadimerda (spero tanto che le mie due nipotine femmine abbiano preso dal padre). Questa cosa che fa questa tizia, mi ha spiegato miacugiadeficente, consiste in tre sedute e costa circa 300 euro. anche se poi non funzionasse, si potrebbe provare. io ovviamente lascio che lo faccia prima lei, poi se lei non ha sofferto troppo e ha funzionato allora magari lo faccio anche io.

Insomma... esiste la remota possibilità che tra un anno oggi io sia una gran figa. sapevatelo!

-episodio chicca da ricordare: miaziafacciadimerda si è fotta il botox. dalla dentista/chirurga/postina/idraulico. quando l'ho saputo stavo mangiando una pizza e mi è uscita dal naso.

martedì 29 gennaio 2013

Un giocoliere.

una tipa seduta in mezzo a un cerchio di fuoco con un pc sulle gambe, oggetti che volano e la sfiorano, suoni di ogni tipo intorno.
In ufficio è il delirio totale, come al solito mettiamo troppa carne sul fuoco senza avere abbastanza condimento, abbastanza griglie, abbastanza braccia, rubando spazio alle bistecche che basterebbero a sfamare tutti e sarebbero deliziose con il doppio dell'impegno tutto dedicato a loro.
Ho la testa e l'agenda che esplodono, ma il collega che dovrebbe fornirmi alcune informazioni oggi è in fase noncelafaccioafartuttomuoio e a me non piace infierire... aspetto un testo dal capo che però preferisce vagare per gli uffici a fare il pirla incurante della mia fretta. e allora eccomi qui, perchè iniziare qualcos'altro e lasciarlo poi lì in sospeso? ... diciamo così.

Quando incontro persone cattive, io generalmente provo pena per loro. sono convinta che lo sono diventate a causa di un grande dolore che ha scaturito in loro milioni di ipotetici sentimenti che portano alla cattiveria...hanno subito un perdita che li ha portati a invidiare chi ha ancora ciò che loro hanno perduto, hanno subito inguistizie da parte di una tipologia di persone che le porta da odiare tutte quelle che ne fanno parte.... Non le giustifico e le combatto come si combattoni i cattivi, ma in cuor mio mi fanno un gran pena.
Ora in questi giorni, apro fb e leggo di un amica che scrive "che periodo di merda" e poi spiega nei commenti che è un periodo di merda perchè ha troppi esami da dare all'università tutti insieme. e in automatico, quasi senza rendermene conto, comincio nella mia testa ad augurarle di passare un vero periodo di merda, di soffrire, di avere paura ogni secondo delle sue adesso insignificanti giornate così che non dica mai più che sta passando un periodo di merda se così non è. Mi escono cattiverie ignobili verso tutti quelli che non hanno un espressione felice senza alcun motivo apparente, me ne vado in giro quasi alla ricerca di soggetti privi di sofferenza che a parer mio non avrebbero diritto di fiatare. 
Sono cattiva e di conseguenza mi faccio pena e mi combatto come si combattono i cattivi.
Mi sembro miacuginanevrotica, che dopo la morte di sua madre ha passato i due anni seguenti ad aggredire chiunque si lamentasse davanti a lei per un mal di testa, decretando che dopo quello che aveva passato sua madre o lei nessuno poteva permettersi di essere infelice perchè in realtà non lo era. Mi faceva un gran pena, il suo immenso dolore mi sembrava palapabile, così grosso da offuscarle la ragione. Mi sembra indicibile che io mi stia comportando in questo modo. Io non ho passato niente del genere, non ho perso mio padre, non lo sto ancora perdendo, mio padre è a casa tranquillo, io un padre ce l'ho. C'è chi ha vissuto molto di peggio, chi lo sto vivendo, io non ho nessun diritto di comportarmi così, di fare certi pensieri, di augurare il peggio a qualcuno perchè il peggio non lo conosco. 
Sono un ingrata, una cattiva per la quale si puo provare solo una gran compassione.
Sono una goccia in un mare, non sono niente, non so niente. E più me lo ripeto più schizzo cattiveria da ogni dove, verso chiunque, verso chi amo... e si mischia al senso di colpa, all'angoscia, alla paura, all'ansia, all'insoddisfazione. e voglio scendere.

lunedì 28 gennaio 2013

Prima

butto giù un post poi vado a fare qualche modifica, no prima faccio qualche modifica poi scrivo un post, no prima... e fu così che passò un giorno, un mese, un anno. Eppure io sono una impulsiva, determinata, quando inizio una cosa se non la finisco non dormo la notte, se voglio fare una cosa alla fine trovo sempre il modo di farla. E' che qui si tratta di fermare tutto e fare i conti con me stessa, è ovvio. che poi potrei anche scrivere del colore del mio smalto o dell'arresto di Corona, ma sono fatta così, non ce la faccio.
Da un po di tempo faccio lo stesso sogno, sono su una barca che viaggia in un fiume senza interruzione alcuna, con un ritmo dolce e continuo, sono sola e me ne sto lì a farmi trasportare. ho paura che qualcosa cambi, che la barca si ribalti, che lo scorrere dell'acqua cambi. Non è un sogno spiacevole, mi rimane il delicato fruscio dell'acqua nelle orecchie, se non fosse per il fatto che i sogni che si ripetono mi disturbano, li vivo come se fossero segnali che torneranno finchè qualcosa non cambierà. avere paura non mi spaventa, io ne ho sempre. non credo nei manuali per intrepretare i sogni e simili ma credo non ci voglia un esperto per arrivare a capire che il flusso dell'acqua sia la concezione della mia vita e la paura dell'onda, la paura che qualcosa cambi e spezzi il mio equilibrio. Mi piace quel cammino calmo, dolce, con quel suono d'acqua che scroscia pacifica come mi piace la monotonia di una vita tranquilla, la calma della mia casa calda all'ora di cena, la domenica d'inverno in casa, un film sul divano con il plaid di winnie pooh sulle gambe. sono fatta così, non voglio grandi cose, adesso, in questi anni in cui ho provato il contrario, non chiedo altro che questo. ci penso tutto il giorno tutti  i giorni, tutti i giorni a fine giornata ringrazio di averlo avuto e muoio di paura che l'indomani non sia così mentre mi addormento , cosa potrei sognare la notte? non di certo di essere una patatina fritta e friggere scoppiettando nell'olio bollente, come sognavo una decina di anni fa.
Ancora una volta la vita non ha saputo stupirmi. avevo paura del freddo, del gelo, dell'inverno perchè sentivo che con se avrebbe portato di nuovo paura, lacrime e alte onde nel mio fiume e non mi sbagliavo. Qualche domenica fa eravamo al pronto soccorso per una fibrillazione per noi ormai "ordinaria" ma no... un infarto asintomatico, una settimana di terrore puro, la diagnosi di una "sola" coronaria chiusa che data la situazione di salute di mio padre è meglio non toccare, e non si fa nulla, si torna a casa a sognare acque che scorrono dolci non si sa per quanto. e non si dorme, e non si mangia, quasi non si respira. perchè fa paura e perchè il mio egoismo grava dentro me e sulla mia coscienza, su quel che ne rimane.
Ovviamente non c'è stato solo questo. C'è stata Londra prima, un capodanno meraviglioso, cinque giorni stupendi con Ego, con il cervello finalmente libero di correre, di andare, di recitare la parte di quello che sa staccarsi e fregarsene, andarsene. C'è stata la colleganonpiùamicaP.  che ha annunciato le dimissioni perchè segue il marito all'estero e all'improvviso tutte le mie paure che svaniscono, i mie castelli che crollano e accorgermi che non avevo realmente paura. volevo solo vincere. e non ho vinto, ancora una volta, non ho vinto, il nemico si è ritirato, lottavo da sola contro un nemico fantasma ed eccomi la mia vittoria in mano senza sapere che farmene. ancora una volta, di nuovo... perche forse questo è il mio destino, forse nella mia vita tutta accadrà così, per una serie di fortunate circostanze e mai avrò un vero merito, una vera vittoria. che poi le vittorie a cosa sevono? eppure ne abbiamo bisogno. di una ogni tanto.
C'è che il mio corso di inglese da finalmente i suoi frutti, che capisco ormai abbastanza bene e scrivo meglio, anche se non parlo, ma più vedo miglioramente più ci do dentro, e non farei altro, non dormirei la notte, studierei e basta. C'è che continuo ad andare in palestra, sfatando il mito della pila di abbonamenti collezionati negli anni in palestre varie e non utilizzati, che nonostante tutto ciò continuo a stirare e cucinare e prendermi cura di me stessa ed Ego come prima. C'è che ancora non ci credo a volte che sono io, proprio io, qui a questa scrivania, che il mio capo crede in me, che ho un futuro lavorativo, che ho un nome su un biglietto da visita.
C'è che abbiamo comprato i biglietti del concerto di Jovanotti per luglio, che abbiamo un weekend a Perugia prenotato per S.Valentino, che parliamo delle vacanze estive e della moto che prima o poi ci compreremo. C'è che mi alzo al mattino e sono felice di venire a sedermi qui e mettercela tutta per realizzare progetti, crearne degli altri, migliorare... e poi sono felice quando si avvicinano le diciassette perchè non c'è cosa più bella che tornare a casa mia, nella casa che adoro ed è esattamente come la volevo, di fare una delle cose che amo più di più che è cucinare, di veder rientrare Ego da quella porta, da me, a casa nostra. A volte mi sembra di vivere in quel mondo di zucchero filato che una volta ironizzavo e mi ripeto sei fortunata Micol, sei fortunata Micol. e più me lo ripeto più ho paura. ho paura che lo scorrere dell'acqua cambi, che un onda mi travolga, mi porti via qualcosa, stravolga tutto, mi ribalti. ci penso ogni secondo di ogni minuto di ogni ora al punto che a volte mi ritrovo a sperare che accada, che inizi e finisca, purchè non ci sia più.

martedì 11 dicembre 2012

Calore appiccicoso e mani gelide,

ciclo in anticipo, voglia di cene di Natale in casa che non ho mai dato, biglietti aerei per Londra. Che bello quando il biglietto era vero, quando dovevi riporlo con cura e potevi sbirciarlo ogni tanto per assicurarti che fosse ancora lì. sognando, fantasticando, fino al giorno in cui finalmente lo poggiavi sul banco sudicio dell'aereoporto con orgoglio. ora avere i biglietti significa avere l'e-mail di conferma d'ordine nella tua casella postale, insieme ad altre milleseicento inutili e-mail. una frigida schermata che non fa sognare. 

Sto amando ogni cosa. ogni secondo, ogni minuto. questa sedia piccola, rubata alla sala riunioni... una sedia da ospite che deve poggiargi il culo qualche minuto e basta, diversa dalle sedie da scrivania perchè la mia di scrivania è troppo bassa e toccherei con le ginocchia. Quest'ufficio, che sembra piccolo perchè dentro c'è troppa roba, che fa sembrare la mia piccola scrivania ancora più piccola e me del tutto inaffidabile. questi caloriferi che funzionano, dopo anni di gelo là sotto. questa collega rumorosa a fianco e questo capo troppo vicino che mi interrompe continuamente. Sto amando tutto. salire le scale al mattino, la vista dalla finestra, il mio telefono che squilla, la gente che sa il mio nome e vuole ME. ho amato dal primo istante, ma avevo fretta di arrivare qui, ed ora sto amando con la calma di una donna al capezzale del marito malato, con la quiete di un cucciolo che sonnecchia sulla pancia del suo padrone. perchè ho paura che finisca. e non è del tutto esatto. io dico che ho paura quando sono lì che non sto nella pelle, che voglio sapere cosa succederà perchè ho paura di quel che succederà, quando non penso ad altro e a pensarci mi si chiude lo stomaco. Questa volta non ho paura. Perchè so che ne uscirò con dignità in ogni caso. nessuno saprà se sto bene o sto male, perchè nessuno adesso sa che sono felice, cosa voglio e cosa spero. nessuno si accorgerà della mia reazione. a tutti sembrerà che io molto semplicemente ho fatto il mio anno di sostituzione come richiesto dall'azienda e sono tornata al mio posto a fare caffè e sculettare ai visitatori. potrò piangere, urlare disperarmi quando salirò in macchina, quando sarò a casa, quando sarò in bagno. tanta dignità ed un sorriso. e alle indiscrezioni risponderò: perchè, c'era alternativa? nessuno si accorgerà di niente e così non me ne accorgerò quasi neanche io. ho fatto un lavoro diverso, brillantemente, con ottimi risulatati, e mi è piaciuto, ed è durato un po' e poi è finito. si tornerà alla normalità, alla quotidianità, alla mia sedia blu, così come alla tranquillità, alla leggerezza, al tanto tempo libero. sarò felice di non avere più riunioni, di potermi mettere le dita del naso che laggiù non mi vede nessuno, di non mettere più i tacchi, di non contare più le vittorie ma solo le ore che mi separano dal timbrare il beidge. dignità. che tanto nessuno le sa le cose che mi sono state dette, che tanto per gli altri a me questo lavoro puo anche fare schifo, mica lo sanno loro.

Per Natale spero di trovare coraggio sotto l'albero. 
in fiale, in gocce, in compresse, va bene tutto. 
eviterei solo le supposte.

lunedì 12 novembre 2012

Acqua fresca in un deserto arido,

il mio blog che si apre. tolgo le ragnatele, mi faccio spazio tra la polvere e mi siedo qui per terra, in mezzo a post non scritti, note di cose da ricordare, amici che non sento da troppo.
se non mi fermo qui in mezzo, infischiandomene del traffico che blocco, dei clacson che suonano, della fretta del mondo, non scrivo più. e così non va bene. Sono riscucchiata, totalmente, il tondo dietro di un phon senza cappuccio che quando meno te lo aspetti ti aspira i capelli e se non spegni subito e li districhi piano ti pela come una patata. Il mio lavoro è partito, io sono partita, un cavallo che galoppa e non acenna a fermarsi. io sono felice, sono felice ogni santo giorno di sedermi a questa scrivania e dare il meglio. e non mi sembra vero. ma è un mare in piena, onde altissime di sei ore soltanto, che non bastano mai e continuano sempre, senza tregua, seduta sul cesso di casa con le e-mail dall'i-phone, a pranzo dai miei al telefono con il bulgaro, nelle idee la domenica mattina in vestaglia mentre inforno le brioches surgelate.
Non c'è tempo, è finito. e va tutto a gonfie vele come forse non è mai andato. e per una volta non sto scherzando. I miei stanno bene, papà sta bene, noi stiamo bene, Ego sta bene, andiamo d'accordo, facciamo l'amore . Io sto bene, mi sento piena, appagata, soddisfatta, orgogliosa di me stessa. e vecchia. Sto leggendo Venuto al mondo, sono a poco più di metà. lo sto leggendo di fretta perchè voglio andare a vedere il film, è un libro che ti scava dentro, non avrei voluto leggerlo così. lo leggo mentre l'acque della pasta bolle camminando, mentre aspetto dal dentista, mentre fingo si ascoltare chi c'è dall'altra parte della cornetta, di notte, al posto di mangiare in pausa pranzo. Mi sono resa conto che forse essere madre, o meglio non esserlo, non è solo dormire notti intere senza interruzioni. che forse un giorno si accenderà qualcosa in me. Ho fatto il mio primo brodo di carne, il mio primo bollito. vorrei fare i biscotti al burro, vedere qualche puntata di Benedetta Parodi da seduta sul divano e non sentirne solo la voce mentre piego i calzini in camera. vorrei non essere troppo stanca il sabato e uscire, per mettermi i vestiti nuovi che mi sono comprata, vorrei avere i soldi per comprarmene tanti per altri. per pagare i bolli in sospeso, per pagarmi le lezioni di inglese. Abbiamo la muffa, di nuovo, come sempre. Ego vorrebbe investire il budget destinato al viaggio di capodanno in vernici specifiche e deumidificatore nuovo, io vorrei dar fuoco alla casa e debellarla così. E sono felice, oggettivamente, razionalmente, felice. felice perchè non c'è niente che non va, felice perchè Fox aveva ragione, dopo due anni di merda il sole tornerà a splendere. una felicità sterile che descrivo e non vivo, che vedo ma non sento. forse mi ci solo devo abituare. forse sto invecchiando, mi accorgo che il futuro per la prima volta mi spaventa invece di incuriosirmi. ecco cos'è quel velo negli occhi degli anziani, forse è così che si diventa vecchi, il futuro smette di sembrarti migliore perchè ti accorgi che il presente non è così male e un nuovo giorno è un salto nel buio. Dovrebbe essere vietato per legge sentirsi vecchi sotto i trent'anni. A volte penso che dovremmo dare un po d'amore al nostro tran tran quotidiano, magari un piccolo gatto nero dagli occhi chiari che si strofina contro le mie gambe mentre mi lavo i denti. poi mi ricordo che le piante nella Gcasa muoiono perchè nessuno si ricorda di dargli dell'acqua. Ho iniziato un corso di step, prima lezione di inglese domani. faccio sempre così, l'acqua bolle e allora ci butto dentro di tutto finchè l'acqua mi arriva al mento e sto per annegare. eppure son felice, anche se non si vede. vorrei del tempo, del tempo per stare sul divano a sorseggiare un te caldo, con la coperta sulle gambe e un po di musica, del tempo per provarmi pettinature davanti allo specchio, per andare a prendere mia nonna e portarla a casa mia per fare il polpettone e cenare insieme.
se non torno entro pochi giorni, che qualcuno mi venga a prendere, vi prego.