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Ufficialmente sono un'impiegata commerciale e tento di vendere qualcosa all'estero in un orario part-time che di part-time ha solo il nome. Nell'altra parte del "time", quella immaginaria, sono una casalinga disperata. Vivo da sei anni nella Gcasa con un megalomane egocentrico spesso in preda a deliri di onnipotenza che qui chiamo amorevolemente Ego e recentemente pare sia diventato mio marito, una Ggatta convinta di essere la padrona di casa e un Ggatto suo sottoposto. Sono sociofobica, germofobica e un altro paio di cose che finiscono con "obica". Sono silenziosa, amo le parole ma uso scriverle piuttosto che buttarle al vento. Dico sempre esattamente quello che penso ma solo se interpellata - quando apro bocca o ho fame o sono incazzata. Maniaca dell'ordine, del pulito e in generale della perfezione ma non a casa mia. Sono una tormentata, per motivi non ancora chiari, ma non ho tempo per disperarmene perchè ho da correre alla ricerca della perfezione di cui sopra. Per i pregi purtroppo non c'è più spazio. Ballerina mancata, nella prossima vita vorrei fare l'ereditiera depressa, scrittrice nel tempo libero. Sogni nel cassetto: pubblicare un libro e girare il mondo.

martedì 7 luglio 2015

h 9.29

e ne ho già le balle piene.
Sabato la terapeuta mi ha aperto gli occhi su quanto la situazione lavorativa incida sul mio stato d'animo, cosa che io negavo disperatamente. non so nemmeno il perchè poi, che in fondo è una giusitificazione di quelle belle potenti che lasciano poco spazio a domande. L'azienda in cui lavoro è in crisi nera, il posto di lavoro trovato a vent'anni dove ho imparato tutto quello che so fare mi sta miseranmente marcendo davanti al naso, tutte le promesse di carriera ben pagata e roseo futuro di soddisfazioni si sono rivelate aria fritta... e come potrei stare bene?
Naturalmente mi attacco a cozza a questo nuovo rassicuramente scoglio.
Se così non fossero le cose, starei bene.
Starei bene?
Come avevo accennato, la settimana in cui sono stata in ferie il loro castello di debiti e sorrisi è crollato trascinandosi dietro noi e chiunque avanzi un credito con questa gente. in reltà il castello crollava da mesi ma finchè non c'è stato di mezzo il nostro bonifico nessuno si è reso conto di quanto male andassero le cose.
La reltà è chiara come il sole: non ci sono soldi, le banche non ci danno più credito, abbiamo debiti di varie proporzioni sparsi tra i fornitori più disparati - compresi benzinaio e panettiere - e, punto focale, non si vende un cazzo, per cui non ci sono entrate. quest'ultima da mesi, o forse da anni, ma è arrivato quel momento di rottura in cui non si riesce più a vivere nemmeno alla giornata perchè l'accumulo del debito è tale da impegnare tutto il poco che entra. Una società normale, guidata da imprenditori normali, a quet'ora avrebbe già tirato giù la serranda. avrebbe liquidato tutti noi permettendoci di usufruire di mobilità, disocuppazione e tutto quel poco che lo stato italiano ancora concede, garantendo a noi per lo meno il pane quotidiano e all'azienda, che ha un nome che è stato un Nome nel suo settore, la dignità che merita.
Qui invece ci sono due poveri d'animo che non vogliono accettare la realtà e rimangono sulla nave che affonda a costo di rimanerci da soli, di umiliarsi di fornte al mondo intero, di ridicolizzarsi.
Vedere una causa in cui hai creduto tanto, che per anni è stato un porto sicuro quanto il sole che sorge tutte le mattine, dissolversi in fumo, è destabilizzante... ma non l'ho messa al mondo e io e amen.
Capire che non andrai in pensione qui dentro come tante volte hai pensato, che non avrai mai quello staff da coordinare come ti è stato promesso, che tutto il futuro che hai lavorato per creare non verrà, è triste e ti cambia la visuale della tua persona riflessa nel lavoro, la visuale del mondo del lavoro e tante volte anche della vita stessa... ma si supera, si riutilizza per farsi più furbi.
Non sapere più quale giorno del mese verrai pagato e non averne neanche più l'assoluta certezza è un cambio di vita, costringe a cambiare il tuo modo di pensare, ad imparare a vivere pensando al frigo di oggi e non a quello di domani... ma si fa se si deve fare, tutto si fa.
Quello che veramente è insopportabile, insostenibile, umanamente disarmante... è la negazione.
Il trasportatore con cui abbiamo il contratto da anni non ci viene più a ritirare la merce perchè siamo troppo indietro con i pagamenti e dopo mesi di balle, ricevute bancarie rimbalzate e tira e molla, ha smesso definitivamente di servirci. lo sanno loro, lo sa la collega che parla con i trasportatori, lo sa la contabile... teoricamente non lo sappiamo io e la Managerdistaci.. ma naturalmente lo sappiamo anche noi, lo sanno anche i muri. Lui è venuto a dirci, senza che noi gli chiedessimo nulla, che ha dato ordine di non utilizzare più quel trasportatore perchè l'impiegata è stata scortese via mail con sua moglie.
Questo è solo uno dei tantissimo esempi che potrei portare perchè questa è una costante. 
se si impegnassero a cercare di cambiare la cose almeno la metà di quanto si impegnano per far finta che vada tutto bene... per lo meno lo stato d'animo non sarebbe questo. abbiamo circa un ora al giorno di lavoro a testa, per il resto della giornata la facciamo passare, ogni giorno dobbiamo sorbirci i suoi sermoni, sempre uguali, sempre inutili. patetici tentativi di convincere se stesso di qulacosa, a giorni che è colpa nostra e non sua, altri che le cose per noi non vanno peggio che per gli altri là fuori.
Ed è questo che io non riesco più a sopportare, assorbo tutto come una spugna e non riesco a liberarmene una volta varcate le slinding doors. grigiume, un futuro che non c'è, la paura del domani, la paura che il tetto ci crolli sulla testa, la delusione, la rabbia, la sensazione di impotenza... emozioni sue, di un uomo che ha gestito le cose con arroganza e immaturità finchè Berta filava, che faccio miei e mi porto a casa e rifletto sulla mia di vita, personale ed economica.. che per inciso ovviamente non va meglio, essendo specchio della loro.
Questo è quanto. ed è improbabile che cambi, potrebbe cambiare se cambiasse la situazione ma ormai noi siamo svuotati di ogni tipo di volontà... ce ne siamo sentite dire di ogni tipo. balle, insulti, prese per il culo e sfottò quali pagherò tutti quando riterrò opportuno.  
riterrò opportuno capito? non quando potrò.
La collega E. aveva chiesto di essere licenziata in modo da poter cercare altro vicino casa sua e nel frattempo guardarsi i bambini, non pagare la babysitter e percepire la dispoccupazione. la risposta, dopo tre settimane di silenzio intervallate da battutacce del capo è stata un no, che se vuole si licenzi lei - in passato l'hanno concesso a molti. Quindi siamo vincolate qui, a meno di non trovare altro, cosa molto improbabile, perchè nessuno di noi si puo permettere di rimanere senza in quanto qui non si sa come e quando si prende ma, almeno fin ora, ogni tanto si prende.  

Questa, come per mia madre, per la questione della famiglia tutta, ed altro, ...è una di quelle cose per le quali al momento non posso fare proprio nulla. posso/devo mettere tutto in un modo in cui non mi facciano così male. 
chi ha detto che è facile?    

6 commenti:

  1. Micol se vuoi essere licenziata fai questa proposta alla tua ditta. Il contributo AspI per fine rapporto, che è il contributo che devono sostenere per il fatto solo di averti licenziata, te lo paghi da sola. Come? Te lo scorporano dal TFR... Oh non è legale eh, nel senso che dovrebbero pagarlo loro, ma da quanto ho capito questi non hanno nemmeno cinque euro per comprare la benzina e metter fuoco alla ditta (ovviamente scherzo)... Comunque pensa questo: devi ottenere come tfr diecimila euro. Più mensilità non ancora retribuite, più conguaglio fiscale, ratei di tredicesima (ed eventualmente quattordicesima) non goduti, ratei di ferie, permessi ed ex festività non goduti. Mettiamo che arrivi a quindicimila euro. Vado per ipotesi eh...
    Il contributo AspI prevede il versamento, da parte della ditta, di meno di 500euro per ogni anno di assunzione, PER UN MASSIMO DI TRE ANNI, quindi il loro esborso extra rispetto alle tue eventuali dimissioni è pari a 1500€, anzi meno.
    In nome della tua salute e della tua serenità converrebbe rinunciare a quei 1500€, secondo me. Probabilmente accetterebbero, perché è l'unica spesa extra che dovrebbero sostenere, dato che anche in caso di dimissioni dovrebbero comunque pagarti ciò che ti spetta.
    Questa è la soluzione in extremis.
    Ti dico un'altra cosa, che non so se farai dato che lavori da anni in quest'azienda, è una cosa che devi sentirti di fare e sulla quale non posso consigliarti.
    L'AspI, cioé il loro versamento ma soprattutto la tua disoccupazione, spetta anche in caso di dimissioni per giusta causa (ad esempio per mobbing, molestie, RITARDI NEI PAGAMENTI e un sacco di altri casi previsti dalla legge). Beh a parte che questi sono persone di merda, io direi che non volendoli denunciare per mobbing, rientri comunque nella casistica dei pagamenti in ritardo, e quindi puoi rivolgerti al tuo sindacato, fare una vertenza e ottenere comunque la disoccupazione, in modo da stare coperta per qualche mese e magari cercare/inventarti qualcosa. Ovviamente a parte questo ti spetterebbe anche il tfr, il conguaglio fiscale e il conguaglio di tutti i ratei non goduti, e soprattutto tutte le mensilità mancanti...
    Informati comunque presso un consulente del lavoro o un sindacato e pensaci con calma. Pensa a tutti i pro e i contro. Poi agisci. Oppure no. Questa sarà una tua scelta.
    Ma cerca di non farti il sangue amaro per loro (non è facile, lo so benissimo)
    Un abbraccio.

    Maira

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    1. Ciao Maira! ma grazie mille... mi hai spiegato bene una cosa che sapevo a grandi linee. mi riferisco alla prima parte.. ti dirò, la mia collega menzionata gli ha anche proposto di dividere/farsi carico di questa spesa (che pensavamo essere moooolto più alta, mi hai illuminato a riguardo) ma la loro risposta è stata che il problema è un altro. ovvero: sostengono che licenziando un dipendente in questo momento non gli verrebbe più concessa la cassa integrazione per gli operai, che ne usufruiscono ormai da anni. che l'unica soluzione sarebbe farli lavorare almeno una ventina di giorni consecutivi, come a palesare una ripresa, poi licenziare lei, e poi richiedere la cassa per gli operai... e naturalmente è una cosa che non possono/vogliono fare perchè poi dovrebbe pagargli un mese intero di lavoro.
      Riguardo alle dimissioni per giusta causa invece, non avevo idea che i ritardi nei pagamenti rientrassero nella categoria... ora mi informerò. grazie davvero per le tue info, sai qui finchè le cose sono andate bene sono riusciti a convincerci della grande famiglia, tutti amici e fedeli a causa e persone... non abbiamo mai avuto i sindacati in azienda... per cui ci rigirano come dei calzini senza fatica.

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    2. La questione cassa integrazione non l'avevo considerata... In ogni caso non c'è bisogno di avere un sindacalista in azienda, puoi informarti autonomamente presso un sindacato.

      In ogni caso per farti un'idea puoi leggere qui:
      http://www.inps.it/portale/default.aspx?itemdir=8292
      Nel paragrafo "Quando spetta" leggiamo: Il lavoratore ha diritto all’indennità nelle ipotesi di dimissioni durante il periodo tutelato di maternità ovvero di dimissioni per giusta causa.

      Per leggere in quali casi si parla di dimissioni per giusta causa ti rimando a questo articolo:
      http://www.unicolavoro.ilsole24ore.com/ExternalDefault.aspx?idDoc=10426155&idDocType=15

      Spero di esserti utile...

      Maira

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  2. Non so davvero che consiglio darti...Non so che armi puoi avere a tuo favore, e che altre possibilità hai di trovare altri lavori in questo periodo...Ma ti mando un abbraccio forte forte!!

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    1. Grazie Manu, me lo prendo tutto!

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  3. Ma che cazzo di situazione;-(
    Anche se ci impegnamo a non farci sopraffare da certi modi di pensare è inevitabile che il lavoro ci qualifichi come ci qualifica il non averlo, purtroppo. Stare di qua tra alti e bassi non è il massimo della vita ma neanche stare di lì ti faceva stare bene. Ora spera solo di poter saltare fuori da lì. Una cosa alla volta.
    Ti mando un abbraccio enorme

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